Dall’Assemblea di Bologna “O re o libertà”

Un’ampia delegazione dell’Arci della Lombardia ha partecipato a O re o libertà  a Bologna il 24 e 25 gennaio e ne ha condensato in una serie di appunti che abbiamo sintetizzato nel seguito la cronaca dell’inziativa che ha coinvolto centania di persone.

Contro il mondo dei re. Un nuovo spazio politico batte il tempo della libertà. Un mondo, il loro, che ha definitivamente archiviato il diritto internazionale, che colpisce ləattivistə, che reprime e tenta di cancellare i progetti politici confederali e democratici, che tenta di controllare i corpi di donne e soggettività dissidenti, che legittima deportazioni di massa e ostruisce la libertà di movimento, che ci proietta in città distopiche in cui chi guadagna meno è escluso, mentre la crisi avanza. Un mondo in cui la guerra non è un’eccezione, ma una tecnica ordinaria di governo.

Siamo già proiettatə nei prossimi mesi: nuove misure repressive, una destra che avanza e che si accompagna ai grandi capitali nel disegnare il loro nuovo progetto di società, l’ipotesi di una Gaza distrutta e colonizzata, che diviene sinonimo di “pace”, dazi, imposizioni, arroganza elevata a merito e persino suggerita per il Nobel.

Le vecchie forme politiche si riducono a dominio, la libertà, invece, si realizzabattendo il tempo della resistenza, della pace e dell’alternativa politica, insieme, contemporaneamente.

Il nuovo mondo deve nascere.Poniamoci il problema di come sabotare realmente i nodi strategici della filiera del capitalismo bellico e pensiamo a come costruire uno sciopero generale europeo. Stanno costruendo un apparato repressivo che attacca direttamente la possibilità di ribaltare i rapporti di forza; stanno delineando un clima intimidatorio e patriarcale che dietro l’inevitabilità della guerra nasconde l’inarrestabile smantellamento dei nostri diritti sociali; stanno imponendo un approccio predatorio che sta devastando il nostro sistema industriale attraverso la riconversione bellica, schiacciando la dignità del lavoro.E riconversione bellica vuol dire per sua natura impossibilità di riconversione ecologica e sociale. Dobbiamo costruire l’ipotesi di un’Europa transfemminista dei territori confederati e delle nuove soggettività, in opposizione all’Europa dei nazionalismi e della guerra. Il diritto alla pace si conquista nella resistenza contro i Re: un nuovo spazio politico batte il tempo della libertà. Avanti no kings.

Plenaria – O re o libertà [Sabato 24 gennaio h.15:00]

La sala del Tpo è già gremita all’orario di apertura; il tavolo degləorganizzatorə è un misto tra soggettività diverse del mondo associativo dei centri sociali, del mondo sindacale e del movimento pacifista e contro la repressione.

Finché ci saranno i re, nessuna pace giusta sarà possibile.I re sono quelli che si proclamano padroni delle terre rare, delle fonti energetiche, degli ecosistemi, dei beni comuni, dell’ai, del lavoro delle persone, delle città e dei canali di comunicazione.

Ovunque ti trovi, se esistono dei re, esisteranno un centro e una periferia, i ricchi e i poveri. Ricchi che si poggiano su un modello produttivo fossile che sta distruggendo la vita sul pianeta, provando ad abbattere ogni regola che si presenti come un ostacolo al loro potere, dalle politiche sul clima alle tutele ambientali e sociali, persino il diritto alla vita. I nuovi re condividono la necessità di snellire i processi democratici; essi prevedono nelle loro agende violenza e guerra, mentre la pace può essere solo temporanea. Per loro gli organi sovranazionali sono un vincolo da eliminare. La Nazione e lo Statosono un paradigma vincente e compatibile perché fanno grandi affari con gli oligarchi dei nuovi domini tecnologici a discapito delle società e del loro welfare. Ma il mondo e le società sono cambiate enormemente perché sempre più nascono nuove forme di autonomia che si sviluppano nelle connessioni globali e locali, economie ecologiche e circolari, progetti innovativi di riconversioni agricole e industriali e forme di autorganizzazione dal basso. Se la Nazione e il riarmo portano alla guerra, l’autonomia e l’autodeterminazione portano alla pace, a confederarsi e costruire una nuova alleanza ribelle.

Assemblea [Sabato 24 gennaio h.17:00] Moltiplicare e organizzare la resistenza a guerra, riarmo, militarizzazione, genocidio

“Se vuoi la pace prepara la guerra” è diventato il mantra delle istituzioni europee. Con un gigantesco piano di riarmo che sottrae risorse alle spese sociali e ambientali, l’Europa ha scelto la guerra. Dalla militarizzazione dei territori, delle infrastrutture, della conoscenza e della ricerca, al ritorno della leva militare e del patriottismo, che chiede omologazione e obbedienza.

L’alternativa esiste e consiste nell’applicazione del diritto internazionale, della sicurezza comune e non armata, nel disarmo e nella riconversione ecologica e sociale, nella diplomazia dei popoli dal basso. Sentiamo l’urgenza di ripartire da scuole e università, dai luoghi di lavoro e dalle comunità. Di fare rete a livello locale e di convergere, facendo inceppare la macchina della guerra con la partecipazione e l’azione popolare diffusa.

[Panel III]I centri sociali, il Global movement to Gaza, Gaza Free Style, Sanitari per Gaza campagna BDS e i portuali di Ravenna chiedono di rimettere al centro la solidarietà internazionale con i popoli; di dare sostegno alle missioni umanitarie e sanitarie, così come alla campagna no Teva; di realizzare azioni materiali affinché vengano disarmati i re; di auto-organizzarci e di dichiararsi obiettori di coscienza; di mettere al centro delle nostre priorità la mobilitazione a livello europeo come forma di disobbedienza.

La Global Sumud Flotilla ci ha dimostrato che è possibile, che si può rompere la gabbia della frustrazione impotente e far pesare la forza dei popoli.

Diritto di protesta, svolta autoritaria, superamento della democrazia liberale.

Un confronto aperto sulle forme dell’autoritarismo emergente: dal DL Sicurezza alle limitazioni del diritto di protesta, dagli arresti preventivi alla delegittimazione del movimento di solidarietà per la Palestina, dagli atti di censura del Governo Meloni in Rai all’attacco alla libertà d’informazione.

A questi si aggiungono il decreto Rave, quello Caivano, l’applicazione delle Zone Rosse, l’equiparazione di antisionismo e antisemitismo, l’ingerenza in scuole e università, la riforma Nordio che mina l’autonomia della magistratura, gli sgomberi degli spazi sociali e l’attacco alle città. Lo abbiamo visto a Milano con il Leoncavallo, a Bologna per la partita di basket con il Maccabi Tel Aviv, a Torino nei confronti dell’Askatasuna e ancora a Roma contro SpinTime.

[Panel II] I soggetti marginali, ribelli, comunità e movimenti non vengono più colpiti per ciò che fanno, ma per ciò che sono. Il nesso tra guerra, sicurezza e repressione interna è emerso con forza. Perché l’informazione e il dissenso sono percepiti come potenziali minacce alla sicurezza nazionale, legittimando forme di controllo e repressione già sperimentate negli Stati Uniti.

Diventa urgente costruire convergenze su nuove pratiche di resistenza e rafforzare reti larghe di auto-tutela che includano giuristi, associazioni, legali, giornalisti, reporter e mediattivisti in diretta connessione con i movimenti sociali e con chiunque si batta contro l’autoritarismo e per nuove forme di democrazia diretta.

Perché la repressione della libertà di pensiero, di aggregazione e di informazione produce certamente paura e dissuasione, ma allo stesso tempo può generare nuova coesione tra movimenti.Da qui la proposta di costruire gruppi di lavoro permanenti, hub di protezione e reti stabili contro la propaganda bellicista e il bavaglio informativo, capaci di sostenere le lotte nei tribunali, nei quartieri, nei luoghi di lavoro e negli spazi sociali.

Assemblea – Salario europeo, reddito incondizionato, mutualismo urbano, diritto alla casa

Il quadro economico e sociale del paese è pessimo: salari inchiodati, pensioni ridicole, potere d’acquisto divorato dal carovita; povertà e precarietà endemiche. Il lavoro è messo costantemente in discussione dalla miopia bellicista della politica e dalla fame di profitto delle grandi multinazionali. Trovare casa è una contesa impari contro la rendita immobiliare. La sanità è terreno di espropriazione e privatizzazione dove liste d’attesa e mercato selezionano perfino il diritto primario alla salute.

[PANEL I] Nel mercato del lavoro la contrattazione collettiva non è più uno strumento efficace di redistribuzione: per questo è necessario introdurre il salario minimo legale. E tuttavia da solo questo non basta, dato che il costo della vita è cresciuto troppo, molto più dei salari.

La maggioranza di chi vive in affitto è sotto la soglia di povertà relativa, non solo nelle grandi città ma anche in provincia. La turistificazione e la sostituzione sociale stanno trasformando i centri urbani, mentre la rigenerazione urbana spesso distrugge il diritto alla casa.

Lotta di classe per il salario diretto e per il salario indiretto – a partire da casa e salute – devono procedere insieme, mentre pratiche di mutualismo e piattaforme urbane di welfare possono prefigurare alternative alle piattaforme estrattive, per strappare la ricchezza che produciamo dalle mani dei ricchi.

Nasce infatti la proposta di una rete nazionale degli ambulatori popolari, come infrastruttura sociale e politica capace di incidere nei territori.

Le città e ciò che le rende vitali – spazi sociali e movimenti urbani, realtà sindacali e associative – sono sotto attacco del potere, nel tentativo di scalfire il radicamento territoriale e il potenziale di cambiamento di queste esperienze solidalidi lotta politica. Rispondiamo esercitando il nostro diritto di resistenzacon reti e piattaforme con-federate come pratica costituente per affermare il diritto a lavoro degno, reddito, welfare e diritti su scala europea.

Assemblea [Domenica 25 gennaio h.9:30] La questione europea

Assistiamo al ritorno ad un’Europa delle nazioni, contesa tra nuovi re e nazionalismi.

L’orizzonte che si profila è quello di un continente unito nella militarizzazione e spartito tra sovranismi autoritari, sotto l’influenza imperiale di potenze politiche che non ci rappresentano; potenze che proclamano la pace, ma che in realtà negoziano la resa, con l’obiettivo principale di concentrare sempre più ricchezze nelle mani di pochi.

Come si diserta la guerra senza accettare paci ingiuste?Cosa significa “diritto di difesa” e “sicurezza” in una chiave realmente comunitaria, in un mondo in cui il diritto internazionale sembra aver smesso di funzionare? E, oltre la guerra, come si può superare la questione dello Stato, declinato tanto nei singoli Stati-nazione quanto nell’Europa Superpotenza?

Come si costruisce una nuova idea di Europa, democraticamente confederata, a partire dalle autonomie e dalle forme di autogoverno, dalle città già cosmopolite e dai movimenti urbani che resistono alla pressione autoritaria e al continuo processo di espropriazione?E come si esce dalla crisi della democrazia liberale e del capitalismo finanziario, non rivendicando modelli ormai tramontati, ma avendo il coraggio di immaginare un sistema di produzione, consumo e convivenza radicalmente democratico, ecologico, trans-femminista e di pace?

[Panel Giornata II] L’Unione Europea oggi fa prima le funzioni e poi la democrazia. Ma l’Europa è anche lo spazio in cui far convergere le nostre lotte: dall’abitare al reddito, dalla riappropriazione sociale dei beni comuni a una produzione che parta dalla tutela dell’ecosistema, dalla redistribuzione della ricchezza collettiva alla garanzia dei diritti, dal diritto al dissenso e alla democrazia partecipativa alla libertà di movimento.

Noi proponiamo vengano previste in Europa una Costituzione e la cittadinanza di residenza; il Mediterraneo come costituente.

Un luogo da reinventare a partire dalle pratiche di conflitto, dove la resistenza diventa possibilità, e la possibilità si fa progetto comune.

Agenda

28 marzo: TOGETHER, INSIEME. In parallelo con l’oceanica manifestazione di Londra contro l’estrema destra, Manifestazione nazionale della convergenza No Kings. Accogliamo la proposta dei compagni di Roma di fare un’assemblea preparatoria alla manifestazione il primo marzo a Roma.
Lanciamo un appello ad artistə ed esponenti del mondo della cultura e dello spettacolo ad aderire all’iniziativa per una giornata di protesta internazionale nella Capitale, con un concerto finale, così come quella che si sta organizzando a Londra.

31 gennaio: con Askatasuna al Corteo nazionale contro governo, guerra e attacco agli spazi sociali. 

5-8 febbraio: mobilitazioni contro le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina, in cui saranno presenti l’ICE, la squadra israeliana, i mezzi blindati del Qatar.

14 febbraio: manifestazione regionale a Napoli per la difesa degli spazi sociali.

21 febbraio: manifestazione antifascista per Valerio Verbano a Roma.

5 marzo (durante la manifestazione contro la leva in Germania “Guerra alla guerra”): giornata di mobilitazione territoriale contro la guerra.
In questo periodo, azioni conflittuali dislocate nei territori contro l’industria bellica (come a Vicenza contro la base militare americana Dal Molin).

8- 9 marzo sciopero transfemminista generale

22-23 Marzo: un netto NO al referendum sulla giustizia. Partecipiamo attivamente nei territori alle campagne
per il NO.

23-29 Marzo: Housing action days – Settimana di mobilitazione europea per il diritto all’abitare. Data intermedia territoriale prima del 28 marzo contro torsione autoritaria (nuovo dl sicurezza, DDL Gasparri) e contro zone rosse.

1 maggio: giornata transnazionale di lotta – E NON DI FESTA – dagli Stati Uniti all’Europa da costruire

7-8 maggio: manifestazione contro la presenza del padiglione israeliano alla Biennale di Venezia. Maggio: Incontro a Zagabria per discutere nuovamente del nuovo spazio europeo politico.

14 giugno: Mobilitazione a Bruxelles contro riarmo e guerra, in un orizzonte che sia frutto di un percorso che si sommi con le fabbriche vuote e il coinvolgimento dei sindacati europei.

Ringraziamo chi ci ha raggiunto da Kiev, da Zagabria, da Berlino, da Tirana, e chi non è riuscito fisicamente ma da Bruxelles, Stoccolma, Atene è statə in connessione. Ringraziamo gli oltre 160 interventi in 2 giorni, le 3000 persone connesse in streaming e le oltre 2000 persone che hanno attraversato fisicamente il Tpo e costruito questo spazio insieme, together!

[sintesi a cura di Giulia Rho, ecoinformazioni, dagli appunti di Alessandro Cione, Graziano Fortunato, Giulio Franchini, Arci Milano]

Testo integrale degli appunti

 

Il documento finale

 

 

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