Attacco politico del Comune di Sesto San Giovanni contro l’Arci

Arci Milano è a rischio. E con essa rischia di essere compromessa una rete di associazioni, circoli e realtà del Terzo settore che ogni giorno promuovono socialità, cultura, partecipazione e diritti. Al centro della vicenda ci sono 379.934,41 euro dovuti al Comune di Sesto San Giovanni dopo una lunga vicenda giudiziale legata alla fornitura di energia elettrica del Carroponte. L’associazione non intende sottrarsi al pagamento e ha chiesto al Comune di poter saldare la somma attraverso un piano di rientro sostenibile. La proposta, tuttavia, è stata respinta. L’avvocato di Arci Milano, Pietro Massarotto ha infatti annunciato la presentazione di un ricorso al TAR Lombardia e un esposto/segnalazione alla Corte dei conti, affinché siano valutati i profili di legittimità della condotta amministrativa e le eventuali responsabilità contabili connesse alle scelte del Comune.
 

La presidenza oggi in carica ha ereditato una situazione complessa, maturata negli anni precedenti, e ha cercato una soluzione che permettesse di affrontarla senza compromettere la continuità dell’associazione. Arci Milano ha infatti manifestato la propria disponibilità a un piano di rientro, chiedendo una dilazione del pagamento compatibile con la sopravvivenza dell’associazione. Il nodo è proprio questo: Arci Milano dichiara di voler pagare, ma sostiene di non poter ottenere la fideiussione richiesta a garanzia della rateizzazione. Per questo ha chiesto che venissero valutate le possibilità previste dallo stesso regolamento comunale, compresa quella di un esonero dalla garanzia, alla luce della situazione concreta. L’associazione ha inoltre proposto una soluzione con precise tutele per l’amministrazione: in caso di mancato pagamento anche di una sola rata, decadrebbe immediatamente dal beneficio della dilazione e il Comune potrebbe riprendere le procedure esecutive per il credito residuo senza nessun rischio aggiuntivo rispetto a ora.
 
Secondo Arci Milano, il diniego non tiene adeguatamente conto delle alternative concretamente disponibili e del rischio che un’azione esecutiva vada a compromettere l’attività dell’associazione senza comunque consentire al Comune di recuperare effettivamente il proprio credito. Il credito comunale, infatti, non è di natura tributaria me derivante da un debito per consumo di energia elettrica; dunque, si tratta di un debito di natura chirografaria che si troverebbe a concorrere con altri creditori tutti in sostanza privilegiati (l’Agenzia Entrate e i lavoratori di Arci stessa). In uno scenario di grave crisi dell’associazione, in sostanza un default, le possibilità di recupero da parte del Comune si ridurrebbero drasticamente pressoché a zero. Un piano di rientro consentirebbe invece di perseguire il pagamento integrale del credito, con gli interessi, mantenendo la possibilità di intervenire tempestivamente in caso di inadempimento. In altre parole, il Comune rischia di perseguire una strada che può compromettere proprio l’obiettivo che dovrebbe tutelare: recuperare le somme dovute alla collettività.
«Noi vogliamo pagare e abbiamo presentato una proposta concreta per farlo. Non stiamo chiedendo che il debito venga cancellato, ma che ci sia consentito di rientrare attraverso un percorso sostenibile, con garanzie precise per il Comune. Rifiutare questa possibilità senza un’adeguata valutazione delle conseguenze mette a rischio Arci Milano e non offre, a nostro avviso, una prospettiva migliore al Comune per il recupero delle somme», dichiara Maso Notarianni, presidente di Arci Milano.
 
IL NODO GIURIDICO: LA GIUNTA NON È STATA COINVOLTA
I legali di Arci Milano hanno evidenziato incongruenze nella risposta del Comune e criticità rispetto al regolamento comunale, che prevederebbe, in assenza della garanzia fideiussoria, una valutazione da parte della Giunta sulla possibilità di concedere comunque una dilazione. La mancata consultazione dell’organo competente e l’assenza di un confronto approfondito tra le diverse soluzioni sollevano interrogativi sulla gestione della richiesta e sulla tutela dell’interesse pubblico.
«L’obiettivo del ricorso al TAR della Lombardia e dell’esposto/segnalazione alla Corte dei conti, è ottenere la riapertura dell’istruttoria comunale con una nuova valutazione della richiesta di dilazione da parte della Giunta Comunale di Sesto – afferma l’avvocato Pietro Massarotto, legale di Arci Milano – Un piano di rientro con condizioni rigorose consentirebbe di recuperare il credito con gli interessi senza compromettere la continuità dell’associazione, mentre un’azione esecutiva si rivelerebbe molto meno efficace, proprio per il Comune, data la presenza di altri creditori privilegiati».
 
NON È IN GIOCO SOLTANTO ARCI MILANO
La posta in gioco va ben oltre la singola controversia. Da 25 anni Arci Milano coordina una rete di circoli e associazioni che rappresentano un punto di riferimento per migliaia di persone, promuovendo attività culturali e sociali, inclusione e diritti. Compromettere la continuità dell’associazione significherebbe mettere a rischio non soltanto i suoi spazi e le sue iniziative, ma anche il sostegno garantito a numerose altre realtà associative e ai loro beneficiari.
«Quando si mette in difficoltà un’associazione come Arci Milano, non si colpisce soltanto un’organizzazione: si indebolisce una rete di solidarietà, partecipazione e democrazia. Il rischio è che a pagare il prezzo di questa vicenda siano soprattutto le persone che trovano nei circoli e nelle associazioni luoghi di incontro, sostegno e cittadinanza attiva. Non possiamo accettare che un presidio di libertà venga messo nelle condizioni di non poter più operare», prosegue Notarianni.
Per Arci Milano, la vicenda solleva anche una questione politica più ampia: il rischio che decisioni formalmente amministrative producano conseguenze pesanti per realtà impegnate nella difesa dei diritti e nella promozione della partecipazione democratica. Una preoccupazione che supera i confini di Sesto San Giovanni e riguarda la possibilità, per tutto il mondo associativo, di continuare a svolgere il proprio ruolo nei territori.
«Siamo vicini ad Arci Milano e ai suoi circoli, ai soci e alle socie, in quella che definire situazione pazzesca non rende. Da quasi 4 anni l’Arci di Milano tenta inutilmente di sedersi attorno a un tavolo con il Comune per provare a risolvere una serie di questioni che arrivano dal passato. Per tutta risposta il Comune si nega, si è sempre negato e alla fine ci ha rimbalzato a una società di recupero crediti che rischia di mettere in grande difficoltà tutta la comunità dell’Arci milanese, che è una realtà importantissima non solo nel panorama della Regione Lombardia ma nel panorama nazionale. L’auspicio è che smetta per un attimo la campagna elettorale, che ci sia un ritorno al buon senso e anche a quel pragmatismo che deve contrassegnare il lavoro delle istituzioni. La campagna elettorale mettiamola da parte, siamo disponibili a sederci attorno a un tavolo, lo è la comunità di Arci Milano. Perché non è mettendo in difficoltà una realtà sociale come l’Arci che si può migliorare il proprio territorio. Questo è il nostro auspicio, questo è il senso di responsabilità che mettiamo a disposizione della comunità e speriamo che il Comune di Sesto San Giovanni possa fare altrettanto nel più breve tempo possibile» ha commentato Walter Massa, presidente nazionale Arci.
Per affrontare questa situazione e sostenere la continuità delle proprie attività, Arci Milano ha avviato una raccolta fondi, chiamando a raccolta cittadini, associazioni, realtà del Terzo settore e personalità del mondo della cultura e dello spettacolo. L’obiettivo è mobilitare una risposta collettiva per difendere l’associazione e il ruolo degli spazi associativi come luoghi di libertà, solidarietà e democrazia. Alcune voci si sono già mobilitate in sostegno dell’associazione, a partire dal giornalista e conduttore Fabio Fazio, che in un videomessaggio trasmesso in conferenza stampa ha espresso vicinanza ad Arci Milano: «Mi auguro prevalga la ragionevolezza. Mi sembra sia l’ingrediente fondamentale per risolvere, nel modo migliore, una situazione risolvibile per tutti. Stiamo assistendo a qualcosa di nuovo in queste settimane, che ci dice quanto bisogno ci sia di ascolto e di confronto. Ogni spazio che chiude è una possibilità in meno di ascolto e confronto. Credo che invece proprio il presente gridi e imponga il buon senso e la ragionevolezza, che speriamo prevalgano».
 

Aggiunge Notarianni: «Non possiamo leggere questa vicenda soltanto come una controversia economica o amministrativa. Nessuno mette in dubbio l’esistenza di un debito verso il comune di Sesto San Giovanni. Noi vogliamo pagare. Il Comune, imponendo condizioni che non siamo in grado di sostenere, rischia di impedirci di farlo. Per noi, ma crediamo anche per il buon senso civico, è meglio consentire tempi compatibili con la capacità effettiva di pagare, piuttosto che imporre condizioni insostenibili e rischiare di non recuperare il credito. Non chiediamo di cancellarlo, né di ricevere un trattamento di favore. Trattamento che invece è stato riservato a debiti ben più grossi nei confronti dell’erario e che sono stati spalmati su moltissimi anni, come sicuramente ricorda il sindaco della Lega. La domanda è semplice: perché un’amministrazione dovrebbe scegliere una strada che può far fallire chi vuole pagare, mettendo a rischio anche i soldi dei cittadini? Ma per noi è in gioco anche la possibilità di continuare a svolgere una funzione democratica e sociale sul territorio. È un precedente preoccupante. Chiediamo a chi crede nel valore della partecipazione, della cultura e della democrazia di stare al nostro fianco. Non chiediamo privilegi: chiediamo che venga valutata una soluzione ragionevole, nell’interesse di tutti. Se Arci Milano venisse messa nelle condizioni di non poter più operare, a perdere non sarebbe soltanto la nostra associazione, ma un pezzo importante della vita democratica e sociale del territorio», conclude Notarianni. [Arci Milano]

 

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